LA VENDEMMIA

In Romagna si vendemmia da settembre a novembre per motivi climatici e per la particolare posizione in collina.

Indispensabile l'esperienza di ogni singolo vignaiolo, le cure assidue e gli interventi tempestivi. La vendemmia infatti deve essere fatta al momento di massima maturazione fisiologica dell'uva: se si fa troppo precocemente, si otterrà un vino disarmonico per basso tenore alcolico ed eccessiva ricchezza di acidi; se invece la vendemmia è troppo tardiva, si rischia di avere un vino scipito, privo di corposità.

G. Vazquez de Arce y Ceballos, L'autunno (Bogotà, Museo coloniale, part.)

In molte località la vendemmia si svolge ancora nelle forme più antiche e tradizionali. Squadre di vendemmiatori (professionisti del mestiere) distaccano i grappoli facendoli cadere in canestri o piccoli mastelli di modeste dimensioni, o in apposite bigonce (recipienti di legno a sezione ovale). A mano a mano che questi sono pieni, vengono riversati nei tini o in casse appositamente preparati per la vendemmia che attendono di essere trasferite in cantina.

Nelle grandi aziende la raccolta viene fatta con attrezzature apposite. In questo modo si evitano i danni di una lunga esposizione all'aria delle uve semiammostate, e si riduce il costo della manodopera e del tempo impiegato.

Sul piano qualitativo però le vendemmie di grande quantità (meccaniche) non possono mai essere anche vendemmie di grande qualità (vendemmia manuale). Ma la quantità della vendemmia è anche il prodotto di tutte le operazioni compiute nella vigna, e soprattutto della potatura.

Nonostante tutte le difficoltà la vendemmia è in Romagna occasione di feste paesane e di momenti di gioia: Cantava Giosuè Carducci: "Ma per le vie del borgo / dal ribollir de' tini / va l'aspro odor de' vini / l'animo a rallegrar" (San Martino).