(Fonte: Rinaldo Ugolini, "Discorsi sul Bosco e su Gambettola", Cesena 1999)
La Romagna: un breve profilo storico
La Romagna (non le Romagne, come qualcuno a
volte scrive) è una regione storica, essa non coincide perciò con le province di
Forlì e Ravenna (1), come molti erroneamente credono, ma va ben oltre tali limiti
amministrativi.
Entro i suoi antichissimi confini storici la Romagna, oltre alle suddette
province, comprende anche il circondario di Imola con le località di Imola, Mordano,
Toscanella, Dozza, Casalfiumanese, Fontanelice, Tossignano, Borgo Tossignano e Castel del
Rio, in provincia di Bologna (2); le località di Firenzuola Marradi e Palazzuolo sul
Senio, in provincia di Firenze (3); il versante adriatico dei comuni di Badia Tedalda e
Sestino, in provincia di Arezzo; la parte di Montefeltro che dipese sempre dalla diocesi
di San Leo (4), in provincia di Pesaro; la Repubblica di San
Marino (5); le località di
Gabicce, Gradara, Casteldimezzo e Fiorenzuola di Focara, in provincia di Pesaro
(6).
La Romagna è tale da tredici secoli, da quando
cioè il territorio compreso tra il Sillaro e il Reno a settentrione, l'Appennino a
occidente e a mezzogiorno e l'Adriatico a levante, sfuggendo al dominio dei Longobardi,
rimase sotto il controllo dei Bizantini di Ravenna e fu chiamato Romandiola. Nel 754 tale
territorio fu ceduto da Pipino il Breve alla Chiesa di Roma. Tale donazione fu confermata
nell'800 da Carlo Magno. Ebbe origine così la sottomissione della nostra regione alla
Chiesa.
Separata da Roma dalla catena degli Appennini e
gravemente penalizzata da un sistema di comunicazioni colpevolmente carente che la
tagliava fuori dal resto della Valle Padana e la isolava nell'intrico delle sue paludi e
dei suoi acquitrini, la Romagna visse a lungo nell'anarchia e nel disordine che le guerre
locali fra le varie città alimentavano incessantemente.
Esemplare sotto tale aspetto è
il passo dell'Inferno in cui Dante descrive l'incontro con Guido da Montefeltro, che nella
seconda metà del Duecento fu a lungo signore di Cesena e Forlì. "Dimmi se i
Romagnoli han pace o guerra", chiede Guido a Dante, e la risposta del Poeta non
poteva fotografare meglio la tragica situazione della regione: "O anima che sei
laggiù nascosta, Romagna tua non è, e non fu mai, senza guerra nei cuor de' suoi
tiranni".
I disordini e le violenze durarono a lungo,
finché nel 1364, al termine di una lunga campagna militare, il legato pontificio
cardinale Albornoz, riuscì a sottomettere la regione e a riportarla sotto il controllo
della Chiesa. Ma si trattò di un controllo puramente formale. Le città romagnole, in
maggioranza ghibelline ed alleate dell'imperatore, non riconobbero mai di fatto
l'autorità pontificia e caddero in mano a potenti famiglie locali che vi esercitavano a
lungo la signoria: gli Alidosi a Imola, i Cunio a Lugo, i Traversari e i Polenta a
Ravenna, i Manfredi a Faenza, gli Ordelazzi a Forlì, i Malatesta a Rimini, a Cesena e nel
Montefeltro. Nacque e si affermò in quegli anni la fama dei Romagnoli come sudditi
riottosi e ribelli a qualunque disciplina e autorità.
Su questa regione, da molti amata e da molti
offesa, fra il Quattrocento e il Cinquecento si abbatté come una furia Cesare Borgia,
figlio di un papa che credeva di più nell'oro che in Dio. I signori romagnoli gli si
arresero senza combattere. Le città gli aprirono le porte in festa. L'unica a resistergli
fu Caterina Sforza la quale, dopo la caduta di Forlì, si rinchiuse nella fortezza di
Ravaldino e gli tenne testa per ventiquattro giorni, arrendendosi il 24 gennaio del 1500.
Il dominio del Borgia fu breve. Morto il padre, che gli forniva l'oro per pagare le truppe
mercenarie, le sue fortune declinarono rapidamente e il sogno di riunire la Romagna in un
unico Stato svanì. Ritornata gradualmente sotto il dominio diretto della Chiesa nel corso
del Cinquecento, la Romagna vi restò fino al 1860 quando le sue città, con una serie di
plebisciti, votarono l'annessione al Regno sabaudo e successivamente (1861) al Regno
d'Italia.
L'annessione al Regno poteva essere
l'occasione per la Romagna di ottenere finalmente quell'unità e quell'autonomia che per
secoli le erano state negate, ma contro i Romagnoli persistevano gli antichi pregiudizi che
li volevano rissosi, campanilisti e violenti. A tutto ciò ora si aggiungeva l'accusa
micidiale di essere repubblicani e socialisti. Fu proprio un Romagnolo, Luigi Carlo Farini
di Russi, a decretarne l'unione con la pacifica e tranquilla Emilia che, praticamente, non
esisteva più da quindici secoli (7).
Persa l'occasione nel 1861 di avere una loro
regione autonoma, i Romagnoli ci riprovarono nel 1947. In quel tempo furono accesi
sostenitori della Romagna come regione autonoma dall'Emilia uomini politici illustri quali
Aldo Spallicci, Benigno Zaccagnini, Emilio Lussu e Umberto Calosso. Ma andò male anche
quella volta. Il 29 ottobre 1947, alla fine di un dibattito che aveva affossato
definitivamente le speranze di avere una regione romagnola, l'On. Spallicci dichiarò:
"Desidero che rimanga agli atti questo mio auspicio del riconoscimento in avvenire di
una regione autonoma romagnola che comprenda la vera Romagna, non quella delle quattro
legazioni pontificie, la vera Romagna che comprende due province, Forlì e Ravenna, con
la costituenda provincia di Rimini e il circondario di Imola".
(1) Quando scrissi questo articolo Rimini era ancora in provincia di Forlì.
(2) Imola passò da Ravenna a Bologna nel 1860 assieme a Dozza, Mordano, Casalfiumanese e Toscanella. Le altre località del circondario (Castel del Rio, Fontanelice, Borgo Tossignano e Tossignano) passarono a Bologna nel 1884.
(3) Firenzuola fu fondata dai Fiorentini nel 1332; Palazzuolo, che si chiamò Palazzuolo di Romagna fino a pochi anni fa, fu comperato dai Fiorentini nel 1373; Marradi, conquistata e persa più volte da Firenze e Faenza nel corso del Quattrocento, fu conquistata definitivamente dai Fiorentini nel 1500.
(4) Pio II sottrasse il Montefeltro ai Malatesta nel 1463 sottomettendolo a Federico d'Urbino che nella guerra contro Sigismondo e Domenico Malatesta aveva comandato le sue truppe.
(5) Serravalle, Faetano, Fiorentino e Mongiardino appartennero al contado di Rimini fino al 1463 quando, sconfitto Sigismondo, Pio II gli sottrasse le dette località e le concesse a San Marino.
(6) Gabicce, Gradara, Fiorenzuola di Focara e Casteldimezzo appartengono fisicamente alla Romagna costituendo l'ultimo lembo della Valle del Po. Anche Gradara fu sottratta a Sigismondo da Pio II nel 1463.
(7) L'Emilia, costituita nel I secolo da Ottaviano, sparì come entità politica e amministrativa alla fine del V secolo e fu ricostituita soltanto all'indomani della proclamazione del regno d'Italia.
Sulla Storia dell'Emilia Romagna vedi la trilogia a cura di Aldo Berselli, Santerno ed., Imola 1975-1980