Tre grandi produttori di vino spiegano gli ingredienti del successo del 1999

Fabricio Guerrini, vicedirettore generale e direttore marketing ed export di Santa Margherita spa.

"Il mercato italiano va diviso in due categorie di prodotto: il vino comune e il vino fine, che è quello in bottiglia con tappo di sughero, con un prezzo che parte dalle 6 mila lire circa. La maggiore concentrazione dei consumi è nella fascia d'età che va da 24 ai 54 anni. Si tratta di manager, professionisti, donne in carriera, casalinghe di livello socio-economico medio-alto. Qualche problema in più lo creano i giovani, perché il loro modo di stare insieme tende a privilegiare il consumo di birra. Per fortuna sta iniziando a diffondersi anche da noi un diverso approccio al mondo del vino da parte delle nuove generazioni. Ci interessa sviluppare una scuola virtuale che insegni a conoscere il vino e il suo mondo". 

Nino Visco - direttore marketing del Gruppo Italiano Vini. 

"Il marketing deve partire oggi più di ieri dal prodotto: la qualità, la tipicità, la personalità di un vino devono essere raccontate in maniera attuale, moderna, coinvolgente. E se prima si diceva che il successo di un vino dipendeva per un terzo dalla qualità, per un terzo dal packaging e per il restante terzo dalla marca, oggi la qualità è arrivata invece a rappresentare il 50% del valore del vino; il restante 50% se lo dividono packaging e marca. 

Il consumatore italiano si sta evolvendo, sta diventando più consapevole, comincia ad appassionarsi. La dimensione dei consumi è direttamente proporzionale al miglioramento della qualità del prodotto. La maggior concentrazione dei consumi è nella fascia d'età  che va dai 35 anni in su, quando c'è un consolidamento del proprio nucleo familiare e del proprio reddito. Si evidenzia anche, d'altro canto, un interesse crescente dei giovani tra i 20 e i 30 anni. E il merito va riconosciuto in buone parte anche alla diffusione di locali, come i wine bar e le enoteche, che lo presentano al consumatore nella giusta veste. 

Negli anni passati gli sforzi delle aziende vinicole erano rivolti a trovare i vini più adatti ai giovani: bianchi, frizzanti, più leggeri. Spesso si finiva per ottenere prodotti troppo vicini ad altri segmenti e questo si è rivelato un grosso errore perché il giovane a parità di scelta preferiva comunque il soft drink o la birra. Il vino per essere vincente deve invece fare il vino, riappropriarsi della sua identità e della sua funzione, quella cioè di accompagnare i cibi e pietanze di buon livello. L'avanzata che il vino sta facendo, infatti, avviene i quei locali nei quali il vino è trattato bene, la lista è ben curata, si presta attenzione al prodotto. Il vino italiano non è così caro come si dice, ma un buon vino venduto male diventa davvero carissimo agli occhi dei consumatori. 

La grande distribuzione permette a questi prodotti di essere a portata di mano per tutti e ovunque. Offre a quelle aziende che hanno un buon rapporto qualità/prezzo ma che non possono fare pubblicità, la possibilità di farsi conoscere e apprezzare". 

Rodolfo Maralli - responsabile marketing di Banfi spa.

"La vendita del vino non è vendita d'impulso ma ragionata. E' questo un aspetto fondamentale da tenere presente anche quando si definisce il packaging di una bottiglia. E anche l'etichetta: deve riuscire infatti a trasmettere le differenze tra i diversi prodotti, deve "staccare" dallo scaffale. 

La qualità intrinseca di un vino è determinata in massima parte dal vigneto. Si sta bevendo sempre meglio e all'interesse della stampa e dei media si aggiunge oggi quello dello stato e della Comunità europea. 

Si comincia a capire, finalmente, che il vino è anche turismo e genera lavoro: basta pensare a tutte le iniziative in chiave enogastronomica che continuano a realizzarsi e a essere proposte. 

Riteniamo che Internet sia importante ma solo per informare o per indicare il punto di vendita più vicino a chi lo consulta".

Fonte: Italiaoggi, 4 gennaio 2000