LE MULTINAZIONALI DEL VINO

Tratto da un inserto, Questo è vino dell'altro mondo, a cura di Gideon Rachman ("L'Espresso" del 6 gennaio 2000).

L'industria vinicola ha un carattere altamente frammentato. La sola Bordeaux, p.es., ha oltre 12.000 produttori. L'Italia conta più di un milione di viticoltori. La più grande azienda del mondo, in termini di volumi (non anche di introiti), la californiana E&G Gallo, copre solo l'1% della produzione mondiale.

Tuttavia nel Nuovo Mondo la situazione nel complesso appare diversa:

Le grandi marche australiane, Jacob's Creek e Nottage Hill, stanno diventando l'equivalente delle lattine di birra: standardizzate, sicure, sempre uguali e senza problemi - ha detto Andrew Jefford, un giornalista inglese esperto di vini.

Inoltre le aziende nel Nuovo Mondo tendono a investire molto di più dell'Europa in tecnologia e innovazione. Questo consente loro di produrre tanti tipi di vini diversi e di garantirne la qualità costante. Gran parte di queste aziende beneficia di climi prevedibili che consentono di raccogliere più o meno la stessa quantità di uve.

Viceversa in Europa occidentale le grandi fluttuazioni nella qualità delle annate, delle regioni e persino fra i vari produttori sono una costante della cultura del vino. E questo viene accettato dal consumatore come parte dell'ordine naturale delle cose.

Infine in Europa esistono delle leggi molto rigorose che regolamentano la denominazione di origine controllata. Negli Usa invece hanno la possibilità di diffondere vini a buon mercato con etichette ingannevoli.

Tuttavia, alcune norme europee cominciano ad essere avvertite come troppo restrittive, soprattutto in Francia. Molte regioni si lamentano di non riuscire ad adattarsi all'innovazione tecnologica né ai nuovi gusti dei consumatori. Non solo, ma anche se la domanda di vino tende a crescere (p.es. in Borgogna), il margine di espansione resta sempre rigorosamente limitato (le quote di produzione vengono stabilite dal governo centrale). Viceversa, se la domanda cala, la regione non può produrre tipi diversi di vino, perché le norme sull'origine controllata prescrivono quali vitigni si possono coltivare in una particolare area geografica.

Altre regole limitano p.es. il contenuto alcolico del sauvignon bianco di Bordeaux a un massimo di 12,5°. Quest'anno il tempo buono ha favorito un raccolto di uve molto sapide e robuste. Se fossero state trattate secondo il metodo tradizionale, si sarebbe ottenuto un vino che avrebbe superato quel limite di gradazione, per cui ai produttori locali non resta altra scelta che violare le norme o annacquarlo.