I NUOVI PRODUTTORI VINICOLI MONDIALI

Sintesi di un inserto, Questo è vino dell'altro mondo, a cura di Gideon Rachman ("L'Espresso" del 6 gennaio 2000).

L'idea che i migliori vini d'Oltre Atlantico possano eguagliare se non superare quelli più pregiati del Vecchio Continente è stata affacciata per la prima volta nel 1976, in occasione di un evento che è passato alla storia come "il giudizio di Parigi".

Steven Spurrier, un commerciante inglese di vini con sede a Parigi, riunì 15 dei più autorevoli esperti francesi per assaggiare alla cieca, cioè senza l'aiuto delle etichette, i migliori vini di Francia e della California: i bianchi ricavati da uve chardonnay e i rossi da vitigni cabernet-sauvignon.

I migliori voti vennero assegnati ai vini californiani, d'entrambi i colori. Due anni dopo si ripeté l'esperimento e si ottennero gli stessi risultati.

Oggi i californiani temono altri concorrenti: i viticoltori che operano negli Stati di Washington e dell'Oregon, quelli della Nuova Zelanda (che hanno cominciato a produrre vino solo negli anni '70, ma che oggi hanno forse il sauvignon bianco migliore del mondo), quelli australiani (entrati nel mercato mondiale negli anni '80 e che oggi producono il Grange, che ha preso il posto del Pétrus bordolese, come vino più esotico e intenso del mondo), quelli cileni e argentini.

Ciononostante, circa il 70% del vino venduto nel mondo viene ancora prodotto e bevuto in Europa occidentale. Verso la fine degli anni '80, l'85% del vino esportato nel mondo era prodotto da soli quattro paesi europei: Francia, Italia, Portogallo e Spagna. Nel '97 si è scesi al 72% (oggi siamo sicuramente sotto il 70%).

Parallelamente sono aumentate nell'ultimo decennio le esportazioni americane, cilene (oltre il 400%), australiane (350%).

L'Australia sforna il 20% di tutte le pubblicazioni scientifiche mondiali sulla viticoltura e l'enologia. Produttori australiani e neozelandesi girano il mondo per reclamizzare ovunque vigneti e case vinicole dei loro paesi.

Tuttavia, la globalizzazione del vino ha ancora molta strada da compiere, perché tende a dominare, soprattutto in Europa, l'enosciovinismo. P.es. la Francia importa solo il 5% dai nuovi mercati del vino. Circa il 90% del vino che si consuma in Italia e Spagna è di produzione nazionale (ma anche in Australia è così). Solo la Germania e gli Usa, fra i principali paesi produttori, sono anche forti importatori.

Il più grande importatore di vini al mondo è la Gran Bretagna. Fino a 6 anni fa i vini francesi, tedeschi e italiani rappresentavano, insieme, circa 2/3 del consumo britannico. Oggi la percentuale è calata sotto il 50%. Questo perché i produttori del Nuovo Mondo si sono conquistati oltre 1/3 del mercato inglese (l'Australia detiene il 15%, mentre Cile e Sudafrica hanno il 6%).

Vedi le tabelle nella sez. Dati e Statistiche.