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Storielle amene |
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La leggenda del padre bevitore
Un
papa, in visita nei suoi possedimenti di Romagna, trovò del vino squisito,
sconosciuto; e ne bevve tanto che s’ubriacò. Quando dopo tre giorni si
svegliò, chiese da quale frutto si era ricavata una bevanda così gagliarda.
I
Romagnoli ebbero paura. E, temendo che il Santo Padre avesse a maledire i loro
vitigni, dissero che avevano spremuto le more de’rughni del rovo.
Ma
il papa aveva buone intenzioni e volle addirittura premiare la pianta, che
sapeva così deliziare il palato, con questa invocazione:
Dio,
sia benedetta, che attacchi dal culo e dalla vetta!
La
preghiera fu accolta. E da quel giorno la vite meglio si propagò, perché i
suoi tralci potevano piantarsi nelle fosse in ogni senso e attecchire ovunque
con facilità, proprio come il rovo.
Il cane, il gatto e l’uva
Agli
inizi del mondo, il cane e il gatto sottoscrissero un patto: il primo avrebbe
mangiato l’uva; il secondo il pesce.
Ma
un topo birichino mangiò la scritta, riposta sotto una trave.
Il
gatto, che è di parola, continua oggi a rifiutare l’uva lo stesso; il cane
no, è razziatore di vigne e pure goloso di pesce.
L’oste pentito
Sul
letto di morte, un oste imbroglione chiamò i suoi figli; e, non volendo che
continuassero a fare il sangiovese s’è baston, col bastone della
sofisticazione, diede questa patetica informazione:
“A
ì da savè che e’ ven u s’fa enca sa l’uva!”(sappiate che il vino si fa
anche con l’uva!).
(da
Renato Fusai)
Tipi
sampierani
Vino
e... surrogati
Don Mossini (così chiamato per le... mosse vivaci dei suoi muscoli e delle mani) reggeva una parrocchia nella campagna sampierana. Era amante del vino; e un giorno, a tavola, ne chiese alla perpetua, che gli rispose sconsolata:
<U
n’ce n’è più, l’è fnit>.
<Alora portme un po’ d’acet!>, insisté il “beverendo”, che voleva insaporire almeno l’acqua del pozzo.
<U n’c’è più nemen l’acet>.
<Porca miseria! - sbuffò quell’assetato con ironia disperata - Scaccia alora un maton, che me e voj bé qualcosa ‘d ross!> (...allora sbriciola un mattone nel bicchiere, perché possa bere qualcosa di rosso!).
Un “fiasco” per
la moglie
Un tale tornò a notte inoltrata dall’osteria. Bussò. Ma la moglie, arrabbiata, gli teneva serrata la porta. Allora cercò di ammansirla:
<Apre, Maria, ch’e ho un fiasch ed vin!>> (...ti ho portato un fiasco di vino!).
La donna aprì e subito chiese:
<Indò tu l’hai e sto vin?> (dov’è questo vino?).
<E l’ho qui, tutt ent la pansa!> (...l’ho dentro la pancia!), disse allora quel furbacchine, mentre guadagnava in fretta le scale di casa.
Battute spiritose
<Tu t’cred ed es-ce soltant te al mond!> (...pensi di essere solo tu al mondo!), disse Tonio ed Nini a un ragazzo frettoloso che l’aveva travolto per le scale.
Ma espressioni più sdolcinate egli riservava al vino, che proponeva di chiamare con un diminutivo affettuoso:
<Mo perché in le
chiama vinin?>.
Eppure, era consapevole che un tale amore non sempre era ricambiato, specie quando, in sbornia, barcollava sulla via:
<A pensà che me e i voj tant ben e luj u m’taja li gambi!> (...gli voglio tanto bene e lui mi spezza le gambe!).
Magda Irmici
Vino
e... corna
A
Perticara, nell'immediato dopoguerra
I
scuciarel (o cul zel, com'erano indicati spregiativamente gli aderenti al
partito clericale) organizzarono una festa da ballo. U n'gn'è pio religion, è
inaudito! E la satira popolare, anonima, si faceva pungente:
Al
sapet, i mi burdel,
chi
ch'j ha fat i scuciarel?
J
ha mess so una società
Che
tott i vò balà.
Par
paghè m'ì sunadur,
j
ha vindù tott i Signur;
e
par dè da bè m'al doni,
j
ha vindù enca al Madoni.
(Lo
sapete, o miei ragazzi, / cos'han combinato i clericali? / Hanno creato
un'associazione / dove tutti vogliono ballare. // Per pagare i suonatori, / han
venduto tutti i crocifissi; / per dar da bere alle donne, / han venduto pure le
Madonne!).
All'osteria
di Barbotto
Un
tale fa il saputo con il giornale in mano; parla di politica e ride dietro a
Fafin che non sa nemmeno, il poveretto, chi è il capo della Russia.
E
te t'sè - dice allora questi per rifarsi - chi è e' fiol ad Mangurlon (.. sai
dirmi chi è il figlio di Mangurlon?). E, non avendo ricevuto risposta, ha
motivo così di sghignazzare: "Ah, t'cnoss e' chep dia Rossia e tu n'sè
chi è quel ch'u va s'la tu moj quand t'cè 't l'ustaria a lez e' giurnel!"
(... conosci chi comanda la Russia e... non chi va con tua moglie quando sei
nell'osteria a leggere il giornale!).
(da
Pierluigi Sacchini)