Poesie, Filastrocche, Zirudele

1

Sol che raffredda
il brio, eccome!
qui l'accennarla
solo per nome.
Vinum non habent
e in piena festa!
Lui lo capisce
tutto s'arresta.
La Bibbia afferma:
"Vin galantuomo
rallegrerà
il cor dell'uomo".
Viva Noè
che pianta nuova
volle allevare,
farne la prova:
del dolce succo
incuriositi
avido bevve,
finché partito!
Dov'è il bicchiere?
forza, ragazzo!
dopo si canta,
si parte a razzo
Perché, lo vedi?
forma ha rotonda,
non ha altra forma
e più gioconda,
ché questa è segno
dell'abbondanza:
vuota e riempi,
vuota è la danza,
danza all'invito.
Ormai la mano
tremante oppressa
a un che d'arcano.
Siam forse giunti
china lo sguardo!
Scoppio di vino?
Ecco il traguardo!

Aureliano Tonelli

(a un brindisi conviviale del 18-9-78)

E' MASTLER

E' ven d'i munt, l'aspet l'ha seri, rud,
sgroz enca è legn già pront par tent urdègn.
E' dovra poch la piala e gnènt i ciud,
l'ha un manaren filet ch'è sbocia asprègn.

Cmè'l confezion paterni, strèss i mud,
s'la praticacia è chelma, e' scej i lègn;
tent u s'intenerèss, mo vè, s'i anvud
ch'i i mola i circ e spess i passa i sègn.

E' strèng al doghi a lé torna m'e' fond
Ch'e'pogia't un scanel, precisa vena,
't al doghi incis un pr'una; tott a tond

e' strech ad bò per stagnadura fena.
La tnela s'e' marden in girotond
La s'vistira' d'udor int la catena.

Aureliano Tonelli

Segnalo questa poesia dedicata
al vino di Romagna:

Your e-mail:

T' LA CANTENA

Rucet a meza cossa bis calzun
(l'è ben a no' guerdè qué trop ad fen!)
t' e' tnec e' buga ardit e' cuntaden
pistand, a ritmi t'sint i su pidun.
La luma* la ris-cera i bontempun
ch'i tragata 't e' most a passament,
pr'i aseg aligri, i scherza birichen;
sol quel af dentra seri, s'i caldun.
Fnit e' pistag, e' tnec e' va 'n ferment:
la vnacia la s'arschelda e in so la s'bota
int un capel russastri-scur, e intent
gio pr'al doghi 'na bèva d'or la sputa.
Da sota sota u s'svolg un sbruntlament,
cmè vec' ch'u dis, mo, fina a boca sota.

Aureliano Tonelli

Preparazione della botte in agosto (Basilica di s. Colombano, Bobbio)

IN CANTINA

Ripiegati a mezza coscia i poveri calzoni / (è bene non guardare per il sottile!) / nel tino entra deciso il contadino / pigiando, al ritmo - e lo senti - dei suoi grossi piedi. // Un lume fa luce ai bontemponi, / che lavorano attorno al mosto passandosi i mastelli / (e anche il bicchiere) per gli assaggi gioiosi, mentre scherzano da birbacchioni; / solo chi è dentro il tino è serio, tra il sudore. // Finito di pestare, il tino inizia a fermentare: / la vinaccia si riscalda e s'alza / in un cappello tra il rosso e lo scuro , mentre // erutta giù dalle doghe una bava d'oro. / All'interno, pian piano si sviluppa un brontolio, / come di vecchio che parla, sai, sino ad avere la bocca secca.

Nelle campagne, l'antica luma a petrolio venne più tardi sostituita da quella a carburo.

IL BOTTAIO

Proviene dai monti, d'aspetto serio, rude,/ rustico come il suo legno già pronto da lavorare. /Usa poco la pialla e per niente i chiodi, /ha un'accetta affilata che scorteccia (e taglia) ruvidamente. // Con l'arte appressa dal padre, gli stessi modi /e la lunga pratica, stagiona, sceglie il legname da lavoro; /si mostra assai tenero, guarda un po', coi nipotini /che pur gli fanno ruotare i cerchi sulla strada e spesso in modo esagerato, rovinoso. // Stringe le doghe attorno al fondo /che incastra in una scanalatura, di misura, // incisa sulle singole doghe; tutto intorno /(spalma) sterco bovino per una stagionatura perfetta. // La tinozza con un tal puzzo addosso /si coprirà di profumo nella cantina.

Proveniva da Naseto il defunto Marsilio Caminati, che nel dopoguerra svolgeva a Sarsina il mestiere di legnaiolo e di bottaio.